Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via

Relocation Stress Syndrome

6 commenti

Le statistiche dicono che il trasloco sia la terza maggiore causa di stress nella vita di una persona.

Non so dove una relocation transcontinentale si posizioni in classifica, ma è bello sapere che qualcuno si è preoccupato di dare un nome al disagio che attanaglia chi cambia casa, lavoro, città, vita, e lo ha elevato al rango di sindrome, un complesso di sintomi e segni patologici come viene definita dagli esperti. E così ho scoperto che nella mia vita, dopo aver avuto la varicella, il morbillo e la parotite, sto sperimentando pure la relocation stress syndrome (RSS).

Nessuno finora ha però mai parlato delle sindromi collaterali legate ad un trasloco internazionale, quando i tuoi averi giacciono in un container dimenticato in qualche angolo di mondo e tu devi comunque ricreare una parvenza di normalità nella vita quotidiana. Ecco dunque una carrellata di patologie correlate alla relocation che la letteratura medica non ha ancora repertoriato e che ho sperimentato apposta per poterle raccontare qui.

mobili scatoloni

Sindrome da disgregazione familiare da mobilificio

Si manifesta in genere già dal primo mobilificio visitato e si aggrava man mano che si procede nella disamina e scelta dei mobili. I bambini si perdono nell’area camerette disfacendo nel frattempo tutti i letti dell’esposizione, inseguiti dagli addetti alla vendita che non dimostrano particolare simpatia per chi non supera il metro e trenta. I genitori non si curano più di loro: la madre gira come un’indemoniata, metro alla mano, misurando tutto, anche i commessi, e il padre testa i divani, uno per uno, quando nemmeno lo si deve comprare un divano. L’acme si ha al momento di ordinare il tavolo della cucina e la camera da letto visto che tra tre giorni si entra nella nuova casa: i bambini hanno fame, sete e sonno, il marito pure, la moglie è già pronta con la carta di credito e il negoziante comunica che ci vorranno almeno tre settimane per consegnare il tutto.

Sindrome da “self-made (wo)man”

vista l’impossibilità di avere tutto e subito, la famiglia si dirige verso il famoso negozio di arredamento svedese con l’insegna gialloblu e pensa di comprare e montare TUTTO in modo autonomo. Dopo un intero fine settimana speso ad assemblare un tavolo, quattro sedie e un letto e dopo la crisi descritta più sotto, si decide dietro consigli dello psichiatra e dell’osteopata che l’armadio quattro stagioni lo si farà trasportare e montare da tecnici esperti (che sono poi riusciti a fissare le maniglie dell’armadio à la éthiopienne…).

Crisi coniugale da montaggio

Si verifica ogni volta che moglie (io) e marito (il mio) si trovano a montare insieme un mobile del suddetto mobilificio svedese. Frasi scatenanti della crisi sono:

“… veramente avrei voluto i cassetti dall’altra parte”

“Sei sicuro che stai leggendo le istruzioni dritte?”

“Mi avanza qualche vite…”

“Reggi l’anta ancora un attimo che vado a cercare il cacciavite che non so più dove l’ho messo…”

L’acme si raggiunge quando i bambini si mettono a chiedere a gran voce un nuovo cartone animato perché il cd è finito nel momento in cui la moglie sta sostenendo la cornice del letto per permettere al marito steso sotto di svitare un bullone montato nella posizione sbagliata.

Sindrome da rifiuto della televisione

Si manifesta quando i genitori cercano di annientare il potere distruttivo dei figli ponendoli davanti al video per un numero indeterminato di ore, perché loro sono impegnati a cercare casa su internet, litigare in francese con il servizio post vendita degli elettrodomestici, correre appresso al tecnico che installa il wi-fi, cucinare qualcosa di non precotto o preconfezionato, montare i mobili e via dicendo. Nella fase acuta, i bambini chiedono di poter spegnere la televisione e leggere, giocare, disegnare, e nei casi più gravi perfino di fare i compiti.

Sindrome da disorientamento spaziale

Si palesa quando, ad una semplice domanda, posta da altri o a sé medesima, quale “dove sono i pantaloni gialli/ i cerotti / i passaporti/ gli asciugamani/ ecc.?” la madre reagisce paralizzandosi, lo sguardo perso nel vuoto, scuotendo la testa e ripetendo per tranquillizzarsi il mantra “non so, non so, non so…”. Sa invece benissimo che dovrà iniziare a cercare per tutta la casa e dovrà aprire tutte le sei valigie ancora da svuotare prima di riuscire a trovare quello che cerca. Nei casi più gravi, la donna reagisce brandendo la carta di credito e uscendo a comprare un altro esemplare, il terzo o il quarto ormai, dell’oggetto ricercato.

Naturalmente il web è pieno di buoni consigli su come superare la relocation stress syndrome. Per tutte le altre sindromi elencate in questo post, dall’alto della mia esperienza in materia e parafrasando De Andrè, invece dei buoni consigli posso senz’altro darvi il cattivo esempio!

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Autore: ferengibruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via

6 thoughts on “Relocation Stress Syndrome

  1. …troppo carino!

  2. Tenete duro !!!

    Avrei bisogno di contattarti via email! Mi puoi scrivere a mommyplannerblog @ gmail.com

  3. quanto ti capisco. …..per i comuni mortali potrebbero sembrare delle formalità della vita moderna…per noi sono degli shock anafilattici del sistema nervoso principale. …

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