Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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I gatti e l’accetta

Dovete sapere che io posseggo la gatta più bella di Addis. Lo dico senza falsa modestia, perché ogni notte nel mio giardino, nonostante lei sia stata sterilizzata, si danno appuntamento diversi gatti che si sfidano a singolar tenzone con miagolii che sembra li stiano squartando. E che immancabilmente marcano il territorio facendo pipì anche sulla porta di casa.

L’altro giorno sono andata del veterinario con la mia gatta per la vaccinazione annuale e gli ho parlato del problema, chiedendogli cosa posso fare per evitare di avere spiacevoli e persistenti odori sullo zerbino.

I have the solution: acetta!” mi ha detto sicuro di sé con un tentativo di imitare l’accento italiano.

Non so voi cosa avreste fatto, ma io sono rimasta un attimo di marmo di fronte a questa risposta: acetta? Mi sono vista di notte, in giro per il mio giardino con un’accetta insanguinata a dare la caccia ai gatti incriminati, stile Psyco ma senza la tenda della doccia… No, non può avermi suggerito questo il dottor Shenkut, un omone grande e grosso con gli occhi gentili con cui ogni volta faccio delle piacevoli chiacchierate, quello che cura dai criceti agli elefanti, quello che mi ha regalato le pastiglie per togliere i vermi al randagio che vive ormai davanti a casa…

Così mi sono riscossa dal mio incubo horror e gli ho chiesto: “what do you mean with acetta?”, cosa vuoi dire?

Acetta! The one you put on the salad, how do you call in Italian?

“Aceto!”

Ho tirato un sospiro di sollievo: voleva solo consigliarmi di spargere un po’ di aceto dove i gatti fanno pipì, detestano l’odore e ne stanno lontani. Per fortuna che ho chiesto spiegazioni!

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