Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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Sulla strada di casa

Il bello di avere una stanza vista con vista sul lago Tana è che quando ci si sveglia si può godere della meraviglia di un alba sullo specchio d’acqua.

Vicino a Bahir Dar incontriamo a bordo strada le carcasse di alcuni carri armati: sono residuati delle battaglie che il Derg ha condotto in questa zona per reprimere le ribellioni delle popolazioni locali. Sembrano fantasmi di un’epoca lontana, ma sono passati solamente una ventina d’anni da quando sono arrivati qui.

E per concludere il viaggio, conservo solo nella mia mente un’immagine del cammino: il pomeriggio verso le 5 il tetto dei tukul, le tipiche case di paglia, fuma: dentro, al chiaro dell’ultimo sole, si prepara la cena.


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Le cascate del Nilo blu

Un compagno di viaggio mi ha detto che queste cascate erano, prima di essere state ridimensionate dalla costruzione di una diga, seconde per importanza solo a quelle del lago Vittoria, dove nasce l’altro ramo del Nilo.

Per arrivare alle cascate, abbiamo attraversato il Nilo su una piccola barca a motore: a fianco a noi navigava un uomo su un pneumatico con alcuni legni appoggiati sopra: o in questo fiume non ci sono coccodrilli o questo buon uomo non ha più i piedi…

Lungo il sentiero,gli abitanti dei dintorni cercano di venderci sciarpe e piccoli manufatti; alcune donne si sono anche organizzate per offrire bibite fresche (o almeno così dicono, ma la temperatura sarà stata di almeno 30° e di frigo nemmeno l’ombra per qualche km…) e caffè caldo.

Dopo aver camminato per una mezz’ora in mezzo alla natura sotto il sole cocente della mattina, lo spettacolo delle cascate ha ripagato tutta la nostra fatica.


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Gondar e i suoi castelli

Sveglia la mattina presto: andiamo a Gondar. Ci mettiamo tre ore per arrivarci, ma siamo una carovana lenta che deve sottostare alle necessità di sei bimbi (ho fame, ho sete, mi scappa la pipì, voglio scendere!). Approfittiamo delle soste per fotografare il panorama, che anche in questo tratto di strada ci riserva dei begli scorci.

 

Gondar è stata capitale dell’impero etiope per circa un secolo, durante il quale Fasiladas e i suoi successori hanno costruito i palazzi del recinto imperiale. Sono costruzioni che non hanno pari in Etiopia e che racchiudono influenze della civiltà axumita, indiana, portoghese.

 

Ricordano certe architetture del medioevo europeo, anche se risalgono al XVII secolo (fa una certa impressione pensare che a quell’epoca in Francia stavano costruendo Versailles…)

 

E per la serie gli italiani sono arrivati anche qui, in città ci sono diversi palazzi di stile razionalista che sono ancora lì uguali a come i nostri connazionali li hanno costruiti nel secolo scorso.

 

Una nota: la lonely planet ci avvertiva che a Gondar saremmo stati assaliti da aspiranti guide e venditori di souvenir. Niente di tutto ciò: la visita è stata assolutamente tranquilla, senza profferte fastidiose (niente a che vedere con Harar, dove abbiamo visitato tutta la città con la scorta di ragazzini che ci chiedevano l’elemosina…).


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Il lago Tana e i suoi monasteri

Il lago Tana è una distesa d’acqua enorme, che ospita sulle sue rive numerosi monasteri, alcuni dei quali risalgono al XIV secolo.

La nostra meta è il monastero di Ura Kidane Mehret, sulla penisola di Sege: ci hanno detto che è il più bello, con le pitture più spettacolari, ed è aperto anche alle donne (in alcune delle chiese possono entrare solamente gli uomini). Per raggiungerlo impieghiamo un’ora con una barca a motore che si ferma diverse volte in mezzo al lago… Incrociamo anche diverse imbarcazioni fatte di papiro e ogni volta ci chiediamo come facciano a restare a galla: in effetti queste barche, come ci spiegherà la nostra guida al monastero, possono essere utilizzate solo per quindici giorni, perché dopo si inzuppano d’acqua e non galleggiano più.

La strada che porta al monastero si inerpica sul fianco della penisola in mezzo a vegetazione lussureggiante, piante di caffè e bancarelle che vendono collane, croci e souvenirs.

Il monastero non delude le aspettative: le pitture, che raccontano le vicende dei libri sacri per tutti i fedeli che non sono in grado di leggere, sono un tripudio di colori.


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Verso il lago Tana

Durante le vacanze di Natale siamo andati verso nord, sul lago Tana. La prima sosta è stata a Debre Libanos, all’Ethio-German Resort, dove abbiamo preso  un caffè davanti ad un canyon dal panorama spettacolare.

La strada verso Debre Marcos è in cattive condizioni: per gli smottamenti e le frane, la linea di mezzeria sembra disegnata da un cantoniere con il parkinson.

Il panorama vale però la fatica: guglie di pietra che sembrano grossi denti che spuntano dalla montagna, dolci colline a più di 2000 metri di altezza, pianori dove i contadini stanno raccogliendo le messi.

Siamo arrivati a Bahir Dar dopo una giornata intera di viaggio: ormai il sole stava tramontando sul lago Tana.


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Il pedaggio sulla strada di quartiere

Stamattina sono uscita in macchina per andare in centro e ho preso come al solito una strada di quartiere che porta ad una principale. Da giorni ormai un taglio perpendicolare alla carreggiata faceva sobbalzare la macchina ogni volta che ci si passava sopra.

Mentre passavo alcuni uomini (operai?) stavano sistemando questo buco con alcune pietre. Quando sono passata, uno di loro con mi ha chiesto qualcosa in amharico mostrandomi una mazzetta di birr, tutti pezzi da uno: il pedaggio. Non so se si è trattato di un qualcosa di molto istituzionale, ma a fine mattinata il buco era aggiustato (almeno per qualche settimana dovrebbe reggere) e i costi sono stati suddivisi sulla comunità.