Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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Siamo tutti sotto lo stesso cielo

Di ritorno dalle vacanze di Pasqua negli Emirati Arabi Uniti, la mia mamita mi ha accolto con una novità: “Vado a Dubai a lavorare”, mi ha detto con un sorriso e gli occhi pieni di pianto. Andrà a fare la cameriera in un ristorante, mi spiega mentre cerca di ricacciare indietro le lacrime, ha un’amica là che le ha trovato questo impiego.

Ho già parlato in un altro post dei molti etiopi che emigrano nei paesi ricchi della penisola arabica per cercare lavoro. Tante sono ragazze: ne avevamo l’aereo pieno quando abbiamo volato verso Dubai. Ragazze al loro primo volo, che al minimo scossone si trasformano in maschere di cera per il terrore; ragazze eccitate e fiduciose per la nuova vita che le attende, spesso per la prima volta lontane dalla loro famiglia; ragazze con gli occhi pieni di lacrime per la nostalgia del loro paese e della loro gente.

Ho visto tutto questo, e anche di più, negli occhi della mia mamita ieri, quando mi ha salutato prima della partenza. Tra baci, abbracci, lacrime e sorrisi ho trovato paura, speranza, nostalgia, gratitudine.

Le stesse sensazioni che leggo sul volto degli amici expat che partono per una nuova destinazione: inquietudine per il fatto di dover ricominciare una nuova vita, in un nuovo paese, tutto daccapo; aspettativa per le mille possibilità che si possono aprire; tristezza per gli amici che si lasciano; gratitudine per tutto ciò che il paese ospite e le persone incontrate hanno offerto.

Noi expat di solito ci muoviamo con una situazione economica solida alle spalle, questi emigranti partono con la loro valigia e con la speranza di guadagnare qualche soldo e di poter tornare in patria pagando di tasca propria il loro biglietto aereo. Ma mi sembra che in fin dei conti i sentimenti legati all’expatriation siano gli stessi per tutti quanti.

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Fa molto freddo?

Questo post è dedicato alle mie mamite, a cui faccio fatica a spiegare cos’è la neve e quanto freddo fa in Italia in questo momento.

Ecco un surreale, ma assolutamente reale, dialogo tra me e loro sul tema inverno.

– Mi ha telefonato mamma dall’Italia e mi ha detto che in questi giorni fa proprio freddo.

– È la stagione delle piogge?

– No, è inverno. E fa freddo, c’è la neve, il ghiaccio. Sai cos’è la neve?

– Isci (che significa sì in amharico, ma che non vuol necessariamente dire sì… per un fatto di cortesia, o di orgoglio, gli etiopi raramente dicono no).

– Farà freddo ancora per un mesetto, poi dovrebbe arrivare la primavera, almeno così dice il calendario (ma sull’ironia si sono perse e mi guardano confuse).

– Ma quante stagioni ci sono in Italia? – mi chiedono.

– Ci sono quattro stagioni, facile da ricordare è come la famosa pizza, una molto fredda, una molto calda e due con temperature medie.

– Non c’è una stagione delle piogge?

– No, da noi piove un poco tutto l’anno, in certe stagioni di più in certe di meno. Non si passano interi mesi sotto la pioggia come succede in Etiopia. E d’inverno nevica.

– E quando nevica fa freddo?

– Sì, molto. In questi giorni in Italia i termometri sono arrivati anche a -15°.

– Uh, -15°! È molto freddo?

– È come stare nel freezer.

– E in casa allora si congela!

– No, esistono i riscaldamenti che mantengono le case calde e vivibili. Però se esci c’è il ghiaccio per terra rischi di scivolare.

– Allora dì alla tua mamma di stare in casa!

– Si, non ti preoccupare, glielo dicono già i telegiornali…