Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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Buon Natale

…agli amici veri che vedo una volta l’anno e agli amici virtuali che incontro ogni giorno.
…a quelli che non ci vengono mai a trovare e a quelli che una volta qui non se ne vorrebbero più andare.
…a coloro che come me vivono lontani dal loro paese e a quelli che considerano ogni nazione come la propria.
…ai compagni con cui festeggio il Natale come se fossimo una famiglia e ai miei parenti che passano le feste in Italia pensando anche un po’ a noi.
…a chi mi capisce quando racconto che ho viaggiato con una borsa frigo dal Kenya per avere i gamberi a Natale.
…ali amici che non vedo da mesi e che mi fanno un bellissimo regalo natalizio, telefonando per dirmi “Sono in transito da Addis, passo per farti un saluto”.
…agli expat con cui ho condiviso un anno intenso di vita africana e che ora se ne sono andati per il mondo, portandosi anche un pezzetto del mio cuore.
…a coloro che sono lontani da casa e ai quali solo per questo io mi sento vicina.
…ai miei cari che mi mandano regali, cartoline e pensieri e a chi si presenta a casa mia a mani vuote, ma colma le mie ore di parole e di sorrisi.
…a chi legge e commenta sempre il mio blog e a chi lo fa solo se la nipotina le accende il pc.
…ai miei compagni di viaggio sempre pronti a partire e alle mie ancore, sempre disposte ad assicurarmi stabilità.
…agli amici sparsi per quattro continenti e a quelli raccolti con me intorno ad una tavola imbandita.
Buon Natale a tutti… vi ho contati, siete davvero tanti!

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L’albero di Natale strano

Finalmente quest’anno abbiamo un albero di Natale.

L’anno scorso avevo provato ad acquistarne uno finto, che di veri non c’era traccia, ma al sentire il prezzo ho lasciato perdere: 3.000 birr per un alberello di un metro mi è sembrato uno schiaffo alla miseria ed io sono per la non-violenza.

Qualche settimana fa sono stata in uno dei miei luoghi preferiti qui ad Addis, il Selam Village. Lì, fuori dalle loro lussureggianti serre svettava un albero di tre metri che somigliava molto ad un abete natalizio. “I want this!” ho detto al giardiniere-venditore che mi seguiva come un’ombra “but smaller!”.

E così ho caricato sulla macchina un’araucaria di un metro, verde e rigogliosa, e l’ho messa nel salone a far bella mostra di sé. I bambini ci hanno fatto nevicare sopra con il cotone e l’abbiamo addobbato poco per volta, un po’ comprando decorazioni in legno locali, un po’ dandoci al bricolage creando cuoricini e stelline di carta 3D.

Il risultato? Giudicatelo voi… il figlio di una mia amica quando l’ha visto mi ha detto “È strano!” ma si vedeva che pensava che un albero di Natale del genere proprio non si è mai visto!

P.S.: Lo stesso giorno che ho trovato l’abete natalizio ho provato a comprare anche del fertilizer per le mie piantine, che a detta del nonno dal pollice verde sono un po’ tisiche, ma alla mia richiesta il venditore di piante mi ha spiegato come si farebbe con un bambino delle elementari “We just have compost. The plants just need compost!”. Al che mi sono arresa…


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Pirateria certificata

Mi autoaccuso: sono una pirata cinematografica in contumacia. Ma ho le mie buone giustificazioni.

Qui ad Addis non esistono Blockbuster né videoteche e c’è un unico cinema che proietta film in inglese. Qualche volta l’Istituto Italiano di Cultura organizza proiezioni di pellicole, non esattamente di recente uscita, in italiano e l’Alliance Ethio-Franaise passa alcuni titoli al mese, ma si tratta rigorosamente di cinema francese. Il satellite che abbiamo, Arab Sat, va bene per i primi tempi di ritorno dalle vacanze: ha alcuni canali che proiettano film in inglese ma il problema è che la loro programmazione ruota nell’arco della settimana e dunque dopo un mesetto ti ritrovi più o meno a vedere storie che hai già visto. Insomma, una desolazione.

Che fare dunque?

Per fortuna esistono gli spacciatori di film pirata e questi li puoi trovare ad ogni angolo della città. Certo, comprare un film da loro è come giocare al gratta e vinci in Italia: per 20 birr compri un dvd di un film in prima visione, ma poi bisogna vedere se funziona!

Mio marito, che è l’addetto all’acquisto dei film, ormai ha un amico che lo aspetta all’uscita di Bambis e a cui ogni volta che lo incontra lascia qualche centinaio di birr. Fin’ora non lo ha mai fregato e gli ha spiegato un trucco per riconoscere i film pirata di buona qualità: sulla confezione, rigorosamente scannerizzata e stampata come se fosse originale, c’è un piccolo bollino con il numero 9.

Una garanzia, una certificazione di qualità: in Italia ci hanno già pensato?


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Iron ladies

L’altra sera sono stata al Goethe institute qui ad Addis per la proiezione, organizzata in occasione della giornata mondiale per i diritti umani, di un documentario dal titolo “Iron ladies of Liberia”.

Il film racconta la storia di Ellen Johnson Sirleaf, attuale presidente della Liberia e prima donna ricoprire tale carica in uno stato africano. Ellen ha vinto recentemente il premio nobel per la pace, con questa motivazione: “per la sua lotta non violenta per la sicurezza delle donne e per i loro diritti a partecipare pienamente al processo di costruzione della pace”.

Alla fine del film è intervenuta l’ambasciatrice della Liberia in Etiopia, amica e collaboratrice della presidente del suo paese, che ne ha tratteggiato un ritratto di donna forte e retta, che ha creduto e crede nella partecipazione femminile e nell’importanza del contributo che le donne sono in grado di portare alla società. Un bel messaggio, sostenuto dai fatti (nel film si vedono diverse donne in posizioni chiave, come per esempio a capo del ministero delle finanze e della polizia nazionale) che acquisisce ancora più forza provenendo da un piccolo stato dell’Africa.


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La Multiplan Abissina

Ed ecco che mio marito ha deciso di contribuire al mio blog!

Oggi sono passato all’Hilton Hotel di Addis Abeba, quasi una tappa obbligata se hai bisogno del bancomat, e ho visto in esposizione una Fiat Multipla nuova fiammante.  Non  dico che sia bella però era cosi familiare, rassicurante e italiana che mi è sembrato un incontro piacevole.

Avvicinandomi un po’ ho visto un inconfondibile logo cinese e ho pensato che questa volta la copia era davvero perfetta. Invece no, la nuova Zotie Multiplan è regolarmente prodotta in Cina, forse addirittura assemblata in Etiopia, sulla base di un accordo con la Fiat.

Peccato che non sia italiana, comunque spero che abbia lo stesso successo della Lada/Fiat 124, probabilmente ancora oggi la vettura più diffusa ad Addis.

Sarebbe un bel passo in avanti per le famiglie etiopi!


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Fasting days

In questo periodo i cristiani copti dell’Etiopia sono in fasting.

Il fasting è un digiuno rituale che normalmente durante l’anno viene osservato nei giorni di mercoledì (quando Cristo è stato condannato) e venerdì (quando Cristo è stato crocifisso), in più nei quarantacinque giorni prima del Natale e nei quaranta giorni che precedono la Pasqua ortodossa.

Durante il fasting non si possono mangiare alimenti di origine animale, dunque carne, uova, latte e tutti i suoi derivati. Qualcuno esclude il pesce da queste proibizioni, ma questa è un’interpretazione abbastanza indulgente. In questo periodo, in più, non è possibile mangiare prima delle tre del pomeriggio.

Per chi vuole saperne di più, emeriti scienziati ne hanno scritto meglio e più approfonditamente di me.

E così anche in casa nostra, dovendo nutrire per cena oltre alla famiglia almeno uno dei guardiani, si fanno i conti con le proibizioni religiose di tipo alimentare. Mia figlia, che adora la cucina etiope, ne approfitta per mangiarsi injera, shiro e salse con il berberè insieme alla pasta e agli spinaci, in una contaminazione transculturale rigorosamente vegetariana mentre il piccolo, quando non ha voglia di mangiare la bistecca, semplicemente mi dice che pure lui è in fasting!


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Compleanno da expat

Ti accorgi di avere una figlia che è una vera TCK (Third Culture Kid) quando:

  • Il giorno del suo compleanno coincide esattamente con la sua data di nascita, secondo il calendario etiope.
  • I suoi regali di compleanno provengono direttamente da valigie portate dall’Europa, perché qui i giochi di buona qualità non si trovano.
  • Spengendo le candeline sulla torta, vuole che gli invitati le cantino “Buon compleanno a te” in italiano, inglese, francese, spagnolo e amahrico.
  • I nonni, i parenti e metà dei suoi amici le fanno gli auguri via web.
  • Almeno tre compagnie aeree diverse le inviano via e-mail gli auguri di buon compleanno.
  • Per la sua  festa di compleanno hai in casa una quarantina di persone di almeno dieci nazionalità diverse… “Mamma, ne invito ancora uno di amico, tanto c’è il giardino!”