Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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All’aeroporto di Istanbul

All’aeroporto di Istanbul ci sono i giornali in lingua italiana, i bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti ed è vietato fumare.

All’aeroporto di Istanbul le toilette sono pulite (ad onor del vero, anche ad Addis, qualche volta), il duty free è grande come una piazza d’armi e c’è pure un negozio che vende i gioielli di Damiani (questo è puro campanilismo da parte mia, le gioiellerie sono diverse ma io noto solo quella piemontese 😉 ).

All’Aeroporto di Istanbul puoi mangiarti una macedonia da Starbucks con le mele con la buccia senza rischiare una gastroenterite oppure toglierti lo sfizio di un gelato (il cono piccolo) per la modica cifra di 4 – quattro – euro.

All’aeroporto di Istanbul, in ogni caso, arrivando da Addis Abeba ti sembra di essere atterrata in un altro mondo, ti emozioni davanti ad una libreria con in vendita testi in almeno sei lingue diverse e ti domandi come hai fatto a vivere tutti questi mesi senza poter acquistare cosmetici, cd di musica, cioccolatini e praline, giocattoli e senza avere la scelta di sei marche differenti di cracker salati in superficie tra cui scegliere. Poi guardi fuori dalle vetrate e vedi che piove, poi prendi la navetta per arrivare all’aereo e ti accorgi che la temperatura è vicina allo zero… e allora ti consoli e pensi: “quando tra una settimana torno ad Addis me ne vado in piscina!”

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Fa molto freddo?

Questo post è dedicato alle mie mamite, a cui faccio fatica a spiegare cos’è la neve e quanto freddo fa in Italia in questo momento.

Ecco un surreale, ma assolutamente reale, dialogo tra me e loro sul tema inverno.

– Mi ha telefonato mamma dall’Italia e mi ha detto che in questi giorni fa proprio freddo.

– È la stagione delle piogge?

– No, è inverno. E fa freddo, c’è la neve, il ghiaccio. Sai cos’è la neve?

– Isci (che significa sì in amharico, ma che non vuol necessariamente dire sì… per un fatto di cortesia, o di orgoglio, gli etiopi raramente dicono no).

– Farà freddo ancora per un mesetto, poi dovrebbe arrivare la primavera, almeno così dice il calendario (ma sull’ironia si sono perse e mi guardano confuse).

– Ma quante stagioni ci sono in Italia? – mi chiedono.

– Ci sono quattro stagioni, facile da ricordare è come la famosa pizza, una molto fredda, una molto calda e due con temperature medie.

– Non c’è una stagione delle piogge?

– No, da noi piove un poco tutto l’anno, in certe stagioni di più in certe di meno. Non si passano interi mesi sotto la pioggia come succede in Etiopia. E d’inverno nevica.

– E quando nevica fa freddo?

– Sì, molto. In questi giorni in Italia i termometri sono arrivati anche a -15°.

– Uh, -15°! È molto freddo?

– È come stare nel freezer.

– E in casa allora si congela!

– No, esistono i riscaldamenti che mantengono le case calde e vivibili. Però se esci c’è il ghiaccio per terra rischi di scivolare.

– Allora dì alla tua mamma di stare in casa!

– Si, non ti preoccupare, glielo dicono già i telegiornali…


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Da dove vengono… lezione di botanica

Oggi il mio blog prende una piega didattica, del tipo forse non tutti sano che… dedicato ai miei nipotini, quelli veri e quelli che mi chiamano zia per affetto, perché possano far sfoggio di cultura botanica africana e far bella figura con le loro maestre!

Ecco dove crescono:

Le banane

Il cotone

Le papaye

Gli ananas

La soia

Il sorgo


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I volti dell’Etiopia

Viaggiando per il paese abbiamo incrociato tanti occhi, abbiamo raccolto tanti sorrisi, abbiamo incontrato tante mani tese. Volti intensi, che non hanno bisogno di parole per raccontare le loro storie.

 

 

 

 

 

E dopo tante foto scattate, alla fine siamo stati fotografati pure noi!

Grazie ancora a Happy Hour e Pulpo Loco per avermi concesso le loro splendide foto!


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Il lago Langano, la spiaggia di Addis

L’ultima tappa del nostro viaggio è stata il lago Langano, la grande tazza di tè come viene definito per il colore non proprio cristallino delle sue acque. È la “spiaggia” di Addis, l’unico lago balneabile dove non c’è il rischio di prendersi la bilarzia. Gli ippopotami sì, si trovano, ma mi hanno assicurato solo nella parte più a sud del lago.

E se ci si annoia a stare solo stesi sulla spiaggia a godersi il sole africano, di fronte c’è il parco naturale di Abiata e Shala, con i suoi due laghi e la sua popolazione di uccelli acquatici.

Dove abbiamo dormito e mangiato

Il Sabana Lodge ha bungalow puliti e ben arredati, un ristorante dal menù vario e una spiaggia attrezzata dove i bimbi possono giocare e i grandi possono rilassarsi. Il posto ideale dove passare qualche giorno lontani dalla capitale.


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Konso, la sua cultura ed i suoi villaggi

Konso (in certe mappe è indicata come Karat – Konso) è un luogo particolare: si ha l’impressione di entrare in una bolla di sapone, dove il tempo si è fermato mentre il mondo rotolava via veloce per i fatti suoi.

Il suo paesaggio è stato dichiarato recentemente Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, perché i villaggi cintati da mura e i terrazzamenti che vengono realizzati per coltivare il terreno sono una peculiarità non solo paesaggistica ma strettamente legata alla cultura di questa zona dell’Etiopia. I Konso sono un popolo di agricoltori, coltivano miglio, sorgo, soia, manioca, papaya, banane, caffè (di cui vendono i chicchi, mentre loro stessi bevono un infuso di foglie e di corteccia della pianta), il tutto su terrazze che richiedono una costante manutenzione per non essere dilavate dalle piogge. Un ruolo importante nella cultura Konso è rivestito dalla moringa, una pianta dalle foglie di un bel verde brillante che oltre ad aiutare a trattenere il terreno sui terrazzamenti, rappresenta un alimento ricco di principi nutritivi e un medicamento in grado di curare diversi malanni (ma di questo vi parlerò più avanti).

I villaggi Konso sono cintati da mura e si sono sviluppati col tempo in cerchi concentrici sempre più ampi. All’interno del villaggio convivono diversi clan, legati tra loro da matrimoni dei loro membri (è proibito sposarsi con un membro del proprio clan). È ammessa la poligamia, ma solo se l’uomo è in grado di provvedere economicamente al sostentamento di diverse mogli.

Una cosa che mi ha colpito è la presenza nel villaggio delle “case civiche” (è quella a destra nell’immagine), dove i ragazzi a partire dai dodici anni fino al matrimonio vanno a dormire, dopo aver lavorato durante il giorno con le loro famiglie. È una sorta di protezione civile, una squadra di emergenza: è loro responsabilità proteggere il villaggio da aggressioni esterne, trasportare gli ammalati fino alla clinica, intervenire in caso di incendio o di avvistamento di animali feroci. Questi ragazzi possono sposarsi solo se dimostrano di poter sollevare e gettare dietro alle spalle un grosso masso che si trova nello spiazzo dove si tengono le cerimonie e le assemblee pubbliche: un amico ci ha provato, non è impresa da poco!

Siamo stati anche a New York: no, non sono impazzita! È un luogo dove si trovano particolari formazioni rocciose dal colore rossastro, che derivano dall’erosione delle piogge. E per arrivarci, altro fuoristrada…

Dove abbiamo dormito e mangiato

Il Kanta Lodge (si prenota qui) è un ottimo posto per riposarsi dalle fatiche del viaggio (a parte il gallo che per due mattine ci ha svegliato alle 6.30 passando tra i tukul…): le stanze sono nuove e ben arredate (anche se mancava la porta del bagno), l’acqua calda è fornita da un impianto ad energia solare (dunque meglio fare la doccia presto) ed il manager è gentile e disponibile. L’unica nota stonata è il ristorante, che ho trovato sottodimensionato rispetto al numero di ospiti presenti: i piatti serviti erano di buona qualità (abbiamo anche assaggiato la moringa) ma le attese sono state davvero esagerate.


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Turmi e il mercato degli Hamer

Una doverosa premessa: per tutte le foto che vedete pubblicate qui devo ringraziare Happy Hour, che è stato l’unico che ha avuto il coraggio di andare al mercato con la macchina fotografica al collo, che ha saputo egregiamente mercanteggiare ad ogni richiesta di denaro che ha preceduto ciascuno scatto e che ha comunque speso qualche centinaio di birr per portare a casa queste immagini!

Turmi è un villaggio di poche capanne dove il lunedì si ritrovano per il mercato gli Hamer, la tribù che occupa un vasto territorio che va dal fiume Omo fino al lago Chew Bahir.

Quello che per me rimarrà per sempre legato al ricordo di questo mercato sono gli odori: un misto di burro, polvere, pelli di animali, esaltato dal caldo feroce della tarda mattinata.

Sia gli uomini che le donne usano spalmare i propri capelli di burro e poi ricoprirli con una particolare terra rossa.

Gli Hamer hanno elaborate decorazioni per il loro corpo, che fatta eccezione per i piatti labiali dei Mursi, coprono l’intera gamma delle peculiarità dei popoli della valle dell’Omo.

Questo signore per esempio ha i collant, ma dipinti sulle gambe!

Sembrava di essere finiti in un articolo del National Geographic… e uno di questi bimbi ha perfino provato a vendermi il fratellino piccolo come souvenir per 100 birr (scherzava… spero!)

Oltre al mercato tradizionale, c’è anche un’area dedicata ai turisti: in effetti penso che dopo la lingua locale, quella mattina l’italiano fosse l’idioma più comune!

Una nota pratica. Siamo andati a visitare lasciando i bimbi a giocare al lodge, perché l’ambiente non era per nulla adatto a loro: sole cocente, bambini curiosi che ti inseguono e ti chiedono qualche birr per una foto, lunghe trattative per comprare un qualsiasi oggetto.

Dove abbiamo dormito e mangiato

Il Turmi lodge è una buona sosta nel villaggio di Turmi: le stanze sono spaziose e pulite, con un arredamento essenziale. La corrente elettrica c’è stata solo dalle 18 alle 23, fornita dal generatore: poi solo il una piccola falce di luna e un cielo stellato da togliere il fiato. Ma eravamo davvero troppo stanchi per godercela a lungo! Al ristorante servono un buon buffet, con prodotti freschi e ben cucinati, senza troppe spezie e dunque adatti anche per i bambini (se mai qualche pazzo come noi decidesse di spingersi fino a qui con la prole!).