Ferengi in Bruxelles

dall'Etiopia a Bruxelles senza passare dal via


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Bazaar!

Le settimane prima di Natale qui ad Addis sono tutto un pullulare di mercatini, che qui chiamano bazaar che fa molto chic, che vendono svariati articoli per raccogliere fondi per le cause più disparate, dall’acquisto di tende per il gruppo scout a quello di un tavolo da ping pong per la scuola, dal sostegno per l’orfanotrofio al supporto per la missione nel cuore dell’Etiopia.

Sono tutti molto colorati, affollati, chiassosi e in ognuno si trovano oggetti che non sapresti dove altro scovare in città: la piantina di rosmarino, la tovaglia dodici coperti natalizia, i libri usati in italiano, la cioccolata svizzera, gli angioletti abissini con la pelle scura e i capelli neri.

Per gli amici che di solito organizzano il giro dei mercatini natalizi, per il prossimo anno appuntatevi per la fine di novembre il Diplomatic bazaar, il German church bazaar, il mercatino del club Juventus: regali natalizi originali assicurati!


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Calcio:ecco perché

L’altra sera è venuto a cena un nostro amico etiope e il discorso è andato a finire sulla cospicua eredità linguistica che l’Italia ha lasciato all’amharico: come ho già scritto in un altro post , molte parole sono prese dalla lingua parlata in Etiopia pari pari dall’italiano.

Questo amico mi ha anche spiegato il mistero della parola calcio, usata qui nel senso di pedata: quando i “signori” italiani sono arrivati qui, non avevano molto rispetto per il personale locale e quando secondo loro la produttività era bassa, rifilavano loro un calcio e dicevano “lavora, ciuccio!”.

Devo dire che non ne vado orgogliosa, ma almeno la mia curiosità è stata soddisfatta!


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La grandeure francaise e il beaujolais nouveau

Gli amici me ne hanno parlato per settimane, decantandomene le meraviglie e dandomi della pazza quando ho espresso qualche dubbio sul fatto di partecipare o meno a quello che sembrava essere l’evento dell’anno qui ad Addis Ababa: la degustazione del beaujolais nouveau allo Sheraton.

Quando finalmente ho messo piede nella Lalibela Ballroom, il salone più bello del più lussuoso albergo cittadino, accolta da una schiera di camerieri in livrea che offrivano fiumi di vino novello e da tavole imbandite di ogni bendidio, dalle cozze alle rane fritte, dal jambon cru di Bayonne al camembert, dalla chocrutte all’agnello, dalla creme brulée ai macaron,dalla mousse di frutti di bosco alle fontane di cioccolato, beh, allora ho capito.

Penso che non ci sia nessun evento in grado di eguagliare ciò che l’ambasciata francese e una manciata di ottimi sponsor sono in grado di organizzare: una specie di festa di natale in anticipo oppure un 14 luglio piuttosto in ritardo (d’altronde festeggiare la presa della Bastiglia sarebbe uno spreco di risorse per pochi, il 14 luglio la maggior parte delle famiglie francesi espatriate sono già in vacanza), un baccanale dove cibo e vino si sprecano.

Certo, fa un po’ impressione tutta questa opulenza, soprattutto se si pensa alla fame e alla povertà che si può vedere giusto al di là del muro di cinta dello Sheraton: l’unica speranza è che abbiano fatto un buon uso di tutto il cibo che è avanzato che era davvero, davvero tanto.


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Nel mio paniere per misurare l’inflazione…

Nel mio paniere per misurare l’inflazione non c’è la benzina (troppo complicato ricordarsi il costo, ho scoperto che i prezzi aumentano ogni inizio di mese etiope…), il pane (da quando sono qui non è mai aumentato, con 1 birr si compra uno sfilatino) e neppure il caffè (il costo varia in relazione al posto in cui lo prendi, dai 5 birr nel baretto di fronte alla scuola dei bimbi ai 30 dei caffè dei grandi alberghi).

Nel mio paniere ci sono le banane. Ieri sono andata a comprane un chilo e, per la prima volta da sei mesi a questa parte, il loro prezzo è passato da 6 a 7 birr.


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In piscina con Babbo Natale

Premessa: questo post è scritto non per fare invidia a tutti gli amici che dall’Italia mi dicono che in questi giorni spalano neve e combattono contro il ghiaccio, ma per invogliare qualcuno ad affrontare il viaggio e a venirci a trovare!

Durante il fine settimana siamo stati allo Sheraton in piscina: è praticamente il posto dove le famiglie ferengi con bimbi si ritrovano durante il weekend, una specie di spiaggia cittadina dove passare qualche ora piacevolmente, in un bellissimo scenario e in buona compagnia.

La cosa strana di questi giorni è che l’albergo ha addobbato ogni angolo con decorazioni natalizie e dunque ti ritrovi a fare il bagno con Babbo Natale e le renne che occhieggiano da bordo vasca e con in sottofondo le canzoncine natalizie. In tutta onestà, devo dire che tutto questo allestimento ha tranquillizzato molto i miei figli, prima molto preoccupati che Babbo Natale non riuscisse ad arrivare fino a qui!


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Melka Kunture e gli italiani (pure qui!)

Qualche giorno fa siamo andati a fare una gita a Melka Kunture , un sito archeologico che si trova ad una quarantina di km da Addis, verso sud, nel pieno della rift valley.

Il sito si trova sulle rive del fiume Awash, in una zona dal paesaggio suggestivo. Per arrivarci, dopo il villaggio di Melka Awash, subito dopo il ponte sul fiume, c’è un cartello che indica una strada sulla destra: si prosegue per una strada sterrata per un altro km e si arriva ad un cancello verde, che delimita la zona dello scavo.

Appena arrivati, la guida ci ha fatto visitare i quattro tukul con diversi allestimenti che illustrano la storia dello scavo, la situazione geologica, i ritrovamenti, e il museo all’aria aperta, uno scavo di 50 mq che racchiude una quantità notevole di ossa e utensili, forse portati dalla corrente del fiume o forse raggruppati in quel luogo dai nostri antenati. Il progetto del museo è stato realizzato grazie ai finanziamenti ottenuti attraverso il progetto Cultura dell’Unione Europea (ma quanto sono bravi questi europei!).

Attualmente la direzione degli scavi è affidata ad un italiano (siamo pure qui!): è il professor Marcello Piperno, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e che ci ha dedicato un po’ del suo tempo, raccontandoci la sua esperienza.

Ci sono due cose che mi hanno colpito di quello che ci ha detto. La prima è che nell’area intorno al museo sono stati individuati almeno duecento siti dove scavando si troverebbero reperti molto interessanti. Ci vogliono molti fondi per portare avanti le ricerche, dunque ci vorrà parecchio tempo per riuscire a portare alla luce tutto questo patrimonio.

La seconda è la storia di come sia stato scoperto questo sito archeologico: un archeologo francese che viveva ad Addis negli anni ’70 era andato a Melka Kunture una domenica, come noi, per fare una passeggiata in mezzo alla natura. Sulle rive del fiume ha trovato alcune ossidiane, delle pietre, tagliate in modo da essere usate come utensili. Di ritorno nella capitale, ha avvertito la società archeologica etiope della sua scoperta e da allora sono iniziati gli scavi. Si è trattato di un caso, solo fortuna, e il professor Piperno mi ha confessato che nella maggior parte dei casi è così: e io che pensavo che dietro ad ogni scoperta archeologica ci fossero anni di ricerche e di studi per capire dove scavare…